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Confindustria Umbria: crescita a rischio tra tensioni internazionali e aumento dei costi per le imprese

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Il taglio del credito d’imposta sulla misura 5.0 pesa sulle imprese

Perugia, 31 marzo 2026 - Un quadro economico internazionale caratterizzato da elevata incertezza, tensioni geopolitiche e crescente pressione sui costi per le imprese. È quanto emerge dal Rapporto di primavera del Centro Studi Confindustria, che evidenzia rischi significativi per le prospettive di crescita dell’economia italiana.

Le analisi delineano tre possibili scenari in funzione della durata delle tensioni in Medio Oriente. In uno scenario di breve durata, con una riduzione delle criticità nell’arco di circa quattro settimane, la crescita del PIL si attesterebbe intorno allo 0,5%. In uno scenario intermedio, caratterizzato da tensioni protratte fino a circa quattro mesi, si configurerebbe invece una sostanziale stagnazione dell’attività economica. Infine, in uno scenario più prolungato, con effetti che si estendono fino a nove mesi, si determinerebbero condizioni recessive, con una possibile contrazione del PIL fino allo 0,7%.

Il protrarsi delle tensioni potrebbe comportare un ulteriore aumento dei costi energetici, dei carburanti e degli approvvigionamenti con ricadute dirette sulle filiere industriali e sulla competitività del sistema produttivo. “In un quadro già complesso – dichiara il Presidente di Confindustria Umbria Giammarco Urbani – le imprese si trovano ad affrontare una fase caratterizzata da costi in aumento e da una limitata visibilità sulle prospettive. Diventa quindi fondamentale poter contare su condizioni di stabilità e su strumenti in grado di accompagnare i processi di investimento”.

In questo scenario si collocano anche le recenti modifiche al piano Transizione 5.0 introdotte dal decreto fiscale, che prevedono una riduzione del 65% del credito d’imposta per le imprese che avevano effettuato la prenotazione nel mese di novembre 2025, con effetti che incidono su interventi già programmati o realizzati.

“Tra le imprese coinvolte – prosegue Urbani – figurano anche importanti realtà umbre che hanno avviato o completato investimenti significativi sulla base delle condizioni previste. La rimodulazione del beneficio si traduce per queste aziende in un elemento di appesantimento non previsto, con possibili ricadute sulla gestione finanziaria e sulla continuità dei programmi di investimento”.

Il tema richiama più in generale l’esigenza di assicurare un quadro di riferimento chiaro e coerente nel tempo, condizione essenziale per sostenere decisioni di investimento complesse e di medio-lungo periodo.

“L’introduzione di elementi di discontinuità nelle misure di incentivo – aggiunge Urbani – può incidere sul clima di fiducia necessario a sostenere i percorsi di sviluppo delle imprese. In una fase come quella attuale, appare quindi opportuno rafforzare, in un’ottica di continuità, gli strumenti a supporto della competitività del sistema produttivo. Confindustria Umbria – conclude Urbani – accoglie positivamente la convocazione del tavolo di confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, auspicando che possa rappresentare un momento utile per individuare soluzioni in grado di garantire stabilità e coerenza al quadro degli interventi a sostegno delle imprese”.

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AUTORE: Comunicati Stampa
DATA: 31 mar 2026
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